L’era delle grandi dimissioni: 3 socie di Young Women Network condividono la loro nuova avventura da libere professioniste

Scritto da Federica Piccioni

Great resignation. Big Quit. Negli Stati Uniti hanno coniato un termine apposito per il boom di dimissioni volontarie che nel 2021 ha travolto il paese. Un fenomeno la cui portata si è estesa oltreoceano arrivando, seppur con sfumature diverse, anche in Italia.
Moltissim* sono infatti le lavoratrici / i lavoratori dipendenti che nell’ultimo anno si sono dimess* per reinventarsi: c’è chi ha dato vita alla propria startup, chi è rimast* in azienda ma ha cambiato settore e chi ha intrapreso la libera professione. Storie di nuovi inizi che hanno come protagoniste anche le nostre socie, volontarie e membre del Board di Young Women Network e che ho deciso di raccontarvi in due articoli (il prossimo uscirà a giugno, non perdetevelo!). Oggi leggerete le testimonianze di Giada, Giulia e Rosy che, tra il 2021 e il 2022, hanno abbandonato la sicurezza di un lavoro fisso per dare vita a un progetto indipendente. Tre giovani donne e tre storie molto diverse, accomunate dalla voglia di dare un impatto diverso nel mondo, come professioniste e come persone. Ma prima di addentrarci nei loro racconti, mettiamo a fuoco il contesto.

Le dimissioni volontarie in Italia
A fare da apripista al fenomeno, come spesso accade, sono gli Stati Uniti. Diciannove milioni sono i lavoratori / le lavoratrici che, tra aprile e settembre dello scorso anno, si sono dimess* secondo le stime di McKinsey. Anche in Italia l’aumento delle dimissioni volontarie è un trend in crescita. Nel 2021, infatti, quasi 2 milioni di persone si sono dimesse secondo i dati del Ministero del Lavoro, riportati da un recente articolo sul Sole 24 Ore. Ciò equivale a una crescita del 33% rispetto al 2020 e del 12% rispetto al 2019. Sono numeri che fanno riflettere. Tuttavia, come spiega Francesco Armillei durante una puntata del podcast “Actually”, il fenomeno in Italia ha proporzioni molto più limitate e si muove con un terzo della velocità. Anche il target è leggermente diverso: a lasciare il lavoro sono sì le/i giovani under 35 (il 43%) ma perlopiù con un basso livello di istruzione (solo il 14,5% ha una laurea). In termini di proporzioni di genere, sono gli uomini ad essere prevalentemente coinvolti (58,7% contro il 41,3% delle donne), in particolare quelli residenti nel Nord Italia.

 

 

Il cambio di paradigma
Indipendentemente dal contesto geografico, questi numeri allarmano i ricercatori / le ricercatrici e danno adito a varie interpretazioni del fenomeno: come sostiene La Repubblica, c’è chi lo definisce una risposta alla pandemia e chi una conseguenza inevitabile del cambio di paradigma in atto nel mondo del lavoro. La concomitanza dei due fattori ha infatti contribuito a scardinare stipendio e carriera come i driver principali delle scelte dei lavoratori / delle lavoratrici. Per quanto ancora importanti, questi elementi sono in secondo piano rispetto a soddisfazione, work life balance, e allineamento valoriale tra azienda e dipendente. Lo conferma anche lo studio “Great Attrition’ or Great Attraction’? The choice is yours” di McKinsey, nel quale gli/le intervistat* dichiarano di riconoscere come asset principali del loro lavoro l’importanza di avere uno scopo e le connessioni sociali con collegh* e manager.
Sono risultati in linea con le motivazioni che spingono molt* giovani ad abbandonare un lavoro fisso e intraprendere l’attività di liber* professionist*.

Negli USA la chiamano YOLO Economy (You Only Live Once) ed è trainata dalla ricerca di una professione più in linea con le aspettative future e il sistema valoriale delle persone.

E sono proprio questi elementi il filo conduttore che lega le storie delle nostre tre intervistate.

 

Rosy Cosco e il coaching: da passione a lavoro a tempo pieno
Ed è parlando di aspettative verso sé stess* e il proprio futuro che mi collego alla storia di Rosy Cosco. Ci sentiamo proprio pochi giorni dopo un passo cruciale nella sua vita professionale: le dimissioni dal suo lavoro da dipendente. Board Member e Responsabile Comunicazione di Young Women Network, una laurea in scienze statistiche, attuariali ed economiche, due Executive Master e una carriera iniziata in prestigiose aziende di consulenza e proseguita in una nota azienda del settore delle telecomunicazioni. E poi, in un binario parallelo a tutto questo, la sua passione: il coaching e il desiderio di supportare persone e organizzazioni a raggiungere empowerment.

Rosy ci racconta il suo percorso partendo dal turbinio di domande che la pandemia le ha sussurrato all’orecchio: ha preso la direzione giusta? Ciò che sta facendo, la rende davvero felice? Appunta le sue sensazioni su dei foglietti, ogni giorno. Ed è grazie a quei bigliettini fitti di pensieri che decide di dare una chance ai suoi desideri. Ecco che i due binari finora paralleli, il lavoro e la passione, iniziano a incontrarsi. Da sempre grande sostenitrice della formazione come vettore di professionalità e competenza, si iscrive a una scuola professionale di coaching e parte così per un viaggio che la impegnerà tutti i weekend per sei mesi e che, a distanza di un anno, ancora oggi continua. Durante il percorso realizza di mettere in pratica su sé stessa tutti gli insegnamenti appresi nelle lezioni. In modo del tutto inaspettato, diventa la sua prima cliente. Ed è scavando tra le sue convinzioni più profonde che, nel bel mezzo di una simulazione, viene a galla una consapevolezza importante per lei:

Io voglio fare davvero quello che mi piace e che ha valore. Voglio svegliarmi ogni mattina con il sorriso stampato in faccia. Voglio andare a letto pensando alla bella giornata che ho trascorso e a tutte le emozioni che ho provato.”

E ciò che le piace veramente è occuparsi di coaching, decidere con che clienti lavorare, creare per loro un percorso su misura, “sartoriale”, come lei stessa lo definisce, e ascoltare i loro feedback. Il ruolo di coach le restituisce un riscontro concreto che il lavoro in azienda non riusciva a darle. Rosy si dimette dopo mesi di riflessione, in primis con se stessa, e slalom emotivi tra i pareri di parenti e amici/amiche. Dietro questa decisione c’è tanto entusiasmo, ma anche una pianificazione analitica dei suoi obiettivi, studio e confronto con professionist* del settore. Se dovessi dare un titolo alla storia di Rosy, la chiamerei “Una Presa di Coscienza” perché è proprio da una nuova consapevolezza circa le sue aspettative verso sé stessa e l’impatto che vuole dare nel mondo, che ha origine la sua scelta.

Giulia Zanatta: da avvocata a CEO di una startup ed esperta di innovazione
Per Giulia Zanatta il grilletto del cambiamento scatta con un po’ di anticipo rispetto al 2021, l’anno delle grandi dimissioni. Giulia avverte dentro di sé il fatidico “click” già nel 2019 quando fa a sé stessa un’ammissione importante: il suo lavoro in un ufficio legale non la rappresenta. Laureata in Giurisprudenza, con un MBA ed esperienze lavorative nel mondo legale e delle grandi corporation, Giulia è abituata sin dai tempi dell’università a perseguire un obiettivo dopo l’altro, ma questa volta prende una decisione controcorrente rispetto ai suoi trascorsi: si dimette senza avere chiaro il prossimo passo. Sa di voler fare l’imprenditrice, ha tante idee in testa ma la costellazione che dovrebbe unirle ancora non si vede.

Abbandonata la carriera legale, si iscrive all’Esame di Stato per avvocat* per completare il suo percorso e, spoiler, lo supera. I mesi successivi sono un vortice di avvenimenti: capisce di volersi specializzare nel campo della sostenibilità, inizia un master in questo ambito e…scoppia la pandemia! È in quei mesi di incertezza che prende forma l’idea di quella che oggi è Aroundrs, una startup innovativa che ha lo scopo di rivoluzionare il packaging nell’ambito del food delivery. Il progetto si concretizza nel 2021 a seguito dell’incontro di Giulia con un amico di vecchia data e con il suo mentor dell’edizione precedente di Inspiring Mentor. Parallelamente alla fondazione della startup, Giulia inizia a lavorare come Innovation Manager da HIT – Hub Innovazione Trentino dove si occupa di sviluppo di imprenditorialità. Finalmente, vede le sue idee unirsi come i puntini di una costellazione che disegna la sua nuova vita da imprenditrice ed esperta di innovazione. Nel suo racconto, Giulia non omette le difficoltà e le sfide ma parla apertamente di una soddisfazione ritrovata: verso un settore che la appassiona e le consente di operare da remoto (“sto meditando di andarmene un mese in Portogallo a lavorare” mi confida) e verso un’attività, quella da CEO di una startup, che oltre a essere un lavoro è anche una missione. Aroundrs nasce infatti come società benefit con lo scopo di avere un impatto positivo sull’ambiente. Sono tanti gli insegnamenti che questa esperienza le sta trasmettendo, primo tra tutti, la possibilità di capire i processi nella loro totalità:

“Sto imparando a occuparmi di tutto ciò che gravita attorno ad una azienda: dalla gestione delle persone, alle decisioni importanti fino alle piccole cose. Come scaricare i pallet!”

mi dice sorridendo.

Giada Cancellario: da consulente a Co-Founder di Le Ragazze Book Club
La storia di Giada Cancellario è l’esempio di come un progetto iniziato per hobby possa realmente trasformarsi in un lavoro a tempo pieno attraverso passione, impegno e tenacia. Giada è co-fondatrice, insieme alla sorella Alice, di Le Ragazze Book Club, la community social nata con l’intento di conferire alla lettura una sfumatura più pop. La pagina Instagram nasce nel 2019 grazie alla loro passione per i romanzi contemporanei. Nonostante sia per loro uno svago parallelo al lavoro in azienda, entrambe ci investono fin da subito moltissime energie, ricevendo un riscontro molto positivo e proporzionale al loro impegno.

“Non sempre quando lavori da dipendente il tuo impegno poi si riflette su quello che ti succede”

anche nelle parole di Giada si riflette il tema della necessità di riscontro.

Con la crescita dell’audience e l’arrivo delle prime collaborazioni con le case editrici, il Book Club assume fattezze ben più grandi di quelle di un passatempo. Da lì a poco, è chiaro ad entrambe che il lavoro dipendente e il progetto editoriale non potranno coesistere ancora a lungo. È Giada a fare il primo passo. Laureata in Ingegneria Gestionale, con sette anni di consulenza alle spalle, si era ormai accorta da tempo di non riuscire a indirizzare la sua carriera verso le attività a lei più congeniali, nonostante i vari tentativi. In quei momenti si aggrappa forte ai suoi interessi: il Book Club e l’attività di volontaria nel team eventi nella nostra associazione, come lei stessa racconta:

“In quel periodo la mia fonte di energia vitale sono stati il book club, perché era anche il modo di avere stima di me stessa professionalmente, e Young Women Network, che era diventata ormai la seconda valvola di sfogo.”

La svolta arriva nel 2021, quando la sua azienda le assegna un nuovo progetto, estraneo alle sue conoscenze e soprattutto ai suoi interessi, e che le richiederebbe moltissimo impegno. Se è questo il momento per un cambiamento, vuole essere lei a scegliere dove indirizzare le sue energie. A fine settembre si dimette e inizia a lavorare full time sul book club.

Nella fase che precede le dimissioni, Giada mi racconta di aver ponderato a lungo la sua decisione. A fare da deterrente, c’è in primis la paura del giudizio altrui e il timore di non riuscire a trasmettere all’esterno il valore del loro progetto. In un mondo che spesso ha ancora una concezione ludica dell’universo social, la scelta di gestire una pagina Instagram può infatti apparire meno autorevole rispetto a una carriera tradizionale. Con le Ragazze Book Club, Giada e Alice vogliono contribuire anche a cambiare la narrazione “romantica” legata al lavoro sui social, che va ben oltre il luogo comune del “parlare davanti a uno smartphone”. Dietro ai colori dei loro post e all’entusiasmo delle loro storie, c’è infatti un attento lavoro di ricerca, creazione di contenuti e contrattazione commerciale con i/le partner. Queste attività riempiono la giornata di Giada, che rivela di aver appreso tantissimo in questi primi mesi da libera professionista e di lavorare con un entusiasmo tale da farle spesso dimenticare l’orologio (proprio lei, che ai tempi della consulenza si definiva una paladina del work life balance!). La conferma della qualità del lavoro di Giada e Alice arriva ogni giorno da una fedelissima community di oltre 74.000 followers su Instagram e di circa 12.000 su TikTok. A ciò si aggiunge la notizia recentissima, anche dell’ammissione al programma di accelerazione “Bocconi for Innovation”, che ufficializza la transizione di Le Ragazze Book Club da progetto editoriale a vera e propria startup.

Ci vediamo alla prossima puntata con altre 3 storie d’ispirazione e cambiamento!

Fonti
“Great Attrition” or “Great Attraction”? The choice is yours, McKingsey Quarterly, September 2021
https://24plus.ilsole24ore.com/art/vecchio-lavoro-addio-2-milioni-dimissioni-un-anno-10-motivi-great-resignation-AEQrLzLB
https://24plus.ilsole24ore.com/art/the-great-resignation-4-motivi-dietro-boom-dimissioni-lavoratori-italiani-AEa37Ns?refresh_ce=1
https://lab.repubblica.it/2022/grandi-dimissioni-in-italia-perche-si-lascia-il-posto-fisso/
https://www.spreaker.com/user/willmedia/actually-armillei-master
https://www.iodonna.it/attualita/famiglia-e-lavoro/2022/02/08/dimissioni-di-massa-negli-usa-con-la-pandemia-licenziarsi-non-e-piu-un-tabu/
https://forbes.it/2022/02/07/grandi-dimissioni-causa-cosa-le-azienda-non-capiscono/

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