Uomini che amano le donne: l’esperienza di una nostra socia Marianna e Paolo

Febbraio, il mese dell’amore…parliamo di uomini che amano le donne!

Si potrà dire che ci sono tante belle coppie in giro, è vero, ma non così tante in grado di trasmettere solo attraverso gesti e sguardi un’idea così vera di sintonia e rispetto, un’energia positiva in grado di contagiare anche le persone intorno a loro. Ed è stato questo “magnetismo” che ci ha portato ad approfondire la storia della nostra socia – e super imprenditrice di successo –  Marianna e di Paolo, il suo fidanzato.

Paolo ha 28 anni, è siciliano e ha studiato Giurisprudenza. Sua nonna era tra le prime donne laureate del suo Paese, e sua mamma ha sempre lavorato e contribuito, allo stesso tempo, alla gestione familiare. Un ragazzo fortunato, da sempre abituato a vivere in un ambiente in cui le donne lavoravano, erano realizzate e indipendenti.

E anche ora, che lavora a Milano per un’importante banca italiana, la sua esperienza rispetto al tema “parità di genere” è complessivamente positiva: “lavoro tutti i giorni con colleghe donne che hanno una carriera di successo, e che riescono a bilanciare bene la loro vita familiare e lavorativa. E in questo, sicuramente, le grandi aziende, che stanno facendo grandi passi in avanti in termini di Welfare e incentivi per un migliore work life balance, giocano un ruolo fondamentale”.

Entrambi di Acireale, si sono conosciuti a Milano grazie ad amici in comune mentre Marianna stava concludendo gli studi. “Mi è subito piaciuta la sua capacità di empatizzare con il prossimo, la sua iperattività, un po’ il mio contrario insomma. All’inizio non avevo capito che aveva questa vena da imprenditrice, ma vedere la sua grinta nell’affrontare gli ultimi esami e la tesi mi ha affascinato. L’ho sostenuta tanto in quel periodo e ho continuato a farlo anche dopo, quando si è lanciata nel suo progetto imprenditoriale.

Subito dopo la laurea Marianna inizia a dedicare tutte le sue energie a Citrus – L’orto italiano e, allo stesso tempo, alla sua relazione con Paolo, decidendo di andare a vivere insieme. Non è facile conciliare i tanti impegni reciproci, ma l’importante è sapersi organizzare. Non è una questione di presenza, ma di metodo. Abbiamo un mitico calendario condiviso e con Mari pianifichiamo bene i vari step della nostra vita, dal weekend all’opportunità professionale. L’importante è parlarsi, confrontarsi ed essere trasparenti su quello che si vuole.”

E se Marianna dovesse trasferirsi in un’altra città o all’estero per lavoro? “Non ci spaventa. Di fatto lei viaggia già tanto tra Cesena e Milano. E anche io sto pensando a un’esperienza all’estero. Chi pone limiti non è abbastanza sicuro della coppia, o di se stesso”. 

Rispetto al sentimento, ancora molto diffuso, secondo cui una donna di successo potrebbe intimidire e rovinare l’equilibrio della coppia, Paolo vive un’esperienza diversa, ed è aperto a un futuro in cui, se dovesse essercene la necessità, sarebbe pronto a sacrificarsi per Marianna, al fine di avvantaggiarne carriera. Sono io il suo primo supporter. Il fatto che lei stia avendo successo non mi fa sentire in alcun modo superato, e non escludo che in futuro potrebbe essere una buona idea lavorare insieme, fare squadra.”

Ma non è tutto rosa e fiori, certo. “E’ ovvio che ci sono anche i momenti no, e lati della coppia che all’esterno non emergono. Ma non è una questione di ruoli o genere, ma di comprensione e volontà. Non mi piace quando si dice le donne sono più sensibili, gli uomini più bravi a gestire lo stress, ecc. Questi sono stereotipi, ognuno ha le sue prerogative, e forse il vero salto quantico sarebbe cominciare a rispettare le peculiarità di ognuno, educando alla diversità. Una cosa che non mi piace affatto, ad esempio, è quando le donne emulano atteggiamenti tipicamente considerati “maschili” per affermare la loro leadership. Anzi, lo trovo sconveniente e anche controproducente.”

Su questo tema, Paolo conviene che ci sono ancora molti passi da fare. “Spesso si affronta il tema del rapporto uomo-donna in maniera molto piatta, considerando il singolo episodio di violenza o discriminazione. Dovrebbe esserci più sostegno da parte della politica, maggiore educazione scolastica e misure di welfare anche nelle realtà più piccole. Insomma, passare dalla individualità alla collettività, per permettere alle donne di essere se stesse, qualunque sia la loro aspirazione”. 

E in un momento in cui la reputazione maschile è ai minimi storici, viene da dire che ci vorrebbero molti più Paolo in questa società. Un ragazzo normale, è vero, ma protagonista di gesti quotidiani che, se ripetuti e raccontati, possono generare un forte impatto, e servire da esempio a tutti quegli uomini resi fragili e insicuri da un’idea distorta di quello che significa essere “uomo”, citando Emma Watson.