Smart working: la vera sfida sta nel cambio culturale di mentalità

La definizione di lavoro agile o smart working è interpretata in svariati modi, ma per tutti le parola d’ordine è flessibilità di spazi e orari.

Negli ultimi anni, sono state condotte moltissime ricerche che hanno evidenziato come per i Millenials sia fondamentale l’equilibrio tra vita personale e professionale nella scelta di un posto di lavoro. I giovani d’oggi non vogliono restare chiusi in ufficio per più di 40 ore la settimana, sono diversi dai loro genitori e credono che l’equilibrio tra vita personale e lavorativa dia loro più soddisfazioni rispetto a qualsiasi bonus economico. Uno recente studio della Bentley University dimostra che il 77% dei giovani professionisti ritengono che il lavoro flessibile li renda più produttivi.

 

 

 

Smart working: una vera trasformazione culturale per le aziende…e non solo

Nonostate i dati dimostrino che lo Smart Working stia crescendo anche in Italia, le donne che  dovrebbero essere le prime a trarne maggiori vantaggi, sono invece le più restie verso questa nuova forma di lavoro.
Da alcune interviste emerge che lo Smart Working è percepito come una possibile causa di isolamento dall’ambiente lavorativo. A questo si affianca anche il tema onnipresente della visibilità e della credibilità del proprio operato: qualunque smart worker si sarà sentito sminuito, come se il lavoro da casa avesse minor valore.

 

Il lavoro agile, talvolta, è percepito come una trappola, perchè lavorare da casa potrebbe significare lavorare senza sosta sommando agli impegni aziendali anche quelli familiari. In questo caso insoddisfazione e stress sostituirebbero una serie di vantaggi quali:

  • maggiore autonomia nello svolgimento del proprio lavoro;
  • minore necessità di ricorrere ad aspettative permessi e part-timee;
  • possibilità di ottenere risparmi economici e di tempo;
  • riduzione dello stress;
  • aumento della produttività.

che sono percepiti e misurati invece nelle “culture” dove lo smart working funziona.

 

Il lavoro agile funziona solo con un’ efficace pianificazione da parte del lavoratore e dell’azienda. Ogni lavoratore deve essere organizzato e trovare in casa un angolo per una postazione di lavoro tranquilla, è pure indispensabile (e non scontata) la collaborazione del coniuge. Le aziende d’altra parte devono offrire ai dipendenti strumenti tecnologici per poter lavorare anche da remoto e accompagnare i lavoratori in questo percorso.

 

 

 

 

La normativa Smart work in Europa e la legge sul Lavoro agile in Italia

Il Parlamento Europeo con la risoluzione del 13/9/2016 (principio generale n°48), afferma di sostenere “il lavoro agile”, sostenendo l’importanza dell’equilibrio tra lavoro e vita privata per  il benessere e lo sviluppo delle persone e della società nel suo insieme. La diffusione nei Paesi dell’Unione tuttavia è differente, nel Nord Europa è maggiormente diffuso perché esiste una predisposizione culturale che considera il lavoro da casa impegnativo e serio quanto quello in ufficio. In Italia la disciplina del lavoro agile è contenuta nella Legge 81 del 2017, ma viene lasciato alle parti la possibilità di stabilirne le modalità di esecuzione. Sebbene i dati dimostrino che il lavoro agile stia crescendo, siamo ancora ben sotto la media europea con il 3,3 per cento di lavoratrici agili e il 3,6%, degli uomini. Anche in questo caso  l’Italia sembra scontare un atteggiamento culturalmente contrario al lavoro da casa, non considerato produttivo quanto quello in ufficio.

 

 

Alla luce di tutte queste considerazioni, emerge che da un lato le aziende dovrebbero impegnarsi ad accogliere questo nuovo modello organizzativo partendo dalla formazione manageriale, per far si che i manager siano portatori e sostenitori del cambio culturale. Dall’altro lavoratori non dovrebbero temere di rivedere e stravolgere il concetto “classico” di giornata lavorativa con orari e postazione fissa. La tecnologia oggi ci permette di lavorare dove e quando vogliamo e le aziende che vogliono ottenere il successo e la soddisfazione dei propri dipendenti, non devono sottovalutare quest’enorme potenziale.

 

Scritto da Ilaria Scarpiello