Saper fare con le mani, la riscoperta del lavoro manuale

A cura di Ilaria Scarpiello

Tra le riscoperte di questi ultimi mesi ci sono le professioni e i mestieri che prevedono un lavoro manuale. Sembrerebbe che di colpo ci siamo accorti che dietro a pasta e farina, solo per fare alcuni esempi, ci sia il lavoro (il saper fare con le mani) di persone che ogni giorno sono impegnate nelle principali filiere produttive.

Alcune campagne pubblicitarie realizzate ad hoc non hanno parlato solo ai consumatori, ma anche ai dipendenti stessi. Un esempio è stata quella magistrale del Consorzio Parmigiano Reggiano, che è stato un ringraziamento all’operato e all’impegno di tutti i collaboratori.

Questa (ri)scoperta sembra in contraddizione con l’idea sempre più diffusa di un mondo in cui gli uomini progettano e le macchine eseguono perfettamente.

Durante il Novecento si è diffusa una chiara distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, considerato superiore al primo in termini di prestigio. E oggi questa percezione è ancora presente.

Le precedenti generazioni hanno sempre visto i lavori manuali come lavori “di serie B”, per la nostra generazione potrebbe essere diverso, sappiamo infatti che non è facile trovare lavoro intellettuale di qualità.
Oltre a questo dovremmo aver capito in questi mesi che nulla è scontato infatti l’incertezza verso il futuro è sempre più forte specialmente per i giovani. Per questo il saper fare manuale potrebbe essere un’opportunità per emergere.

Sembra ormai scontato ricordare che il digitale e la tecnologia stanno entrando in ogni aspetto della nostra vista, ma è importante tenerlo a mente per ricordarci che anche quelli che oggi consideriamo lavori “intellettuali” possono essere precari e sostituibili dalla tecnologia.
Negli Stati Uniti qualche anno fa il primo avvocato robot ha aperto uno studio legale. Al contrario ci sono tanti lavori manuali che nessun robot può sostituire come lo stilista o lo scenografo.

Le virtù del lavoro manuale

Spesso il lavoro manuale è frutto di anni di formazione ed esperienza, come dice Livia Crispolti, che progetta e realizza oggetti per il corpo e tessuti a metraggio in piccola serie. Il saper fare è imprescindibile dal saper progettare. Le vere competenze, in questo ambito, si acquisiscono sul campo lavorando giorno per giorno, così come un contadino raccoglie ciò che ha seminato e quotidianamente lavorato.

È proprio il lavoro manuale a garantire l’unicità di un prodotto differenziandolo così dal lavoro di una macchina. Capita spesso di attribuire un grande valore alla perfezione di un prodotto interamente industriale, piuttosto che al valore intrinseco di un oggetto, rifinito dalle mani di un uomo o donna, diventando così unico.

Il lavoro manuale stimola la creatività e mette in gioco le capacità di ingegno. Ai lavoratori viene chiesta flessibilità, azione rapida e risoluzione delle questioni difficili che richiamano le classiche abilità di problem solving e pensiero creativo, tipiche delle professioni di “maggior prestigio”.

Non da ultimo consente, più di tanti altri lavori, di allenare le capacità relazionali. Un sarto per esempio ha necessità di parlare con il cliente per capire cosa desidera.

“La maestria espressa dagli antichi mestieri è da salvaguardare al pari delle opere d’arte.”
Carla Fendi

Il valore del fare con le mani

Le attività manipolative hanno un ruolo rilevante anche durante il percorso di crescita di un bambino e per questo dovrebbero essere inserite nella formazione degli individui con la stessa dignità di quelle intellettuali, così da non considerarle un ripiego in attesa dell’occasione della vita.

Recenti studi sulle tendenze dell’occupazione nei paesi ad alto reddito, affermano che lavori come l’artigianato e lavori basati sul “saper fare con le mani” saranno tra le professioni più ricercate del prossimo decennio.

L’Italia gode di un posto “privilegiato” in questo senso perché vanta la più celebrata tradizione della “bottega artigiana” riconosciuta a livello globale.

Essere imprenditrici artigiane significa tornare a rispolverare e conservare gli antichi “mestieri” che rischiando di scomparire, significa tornare al saper fare con le mani, caratteristica tipica del Made in Italy.
Elisa Sartor e Valentina Toscano di Mani in Pasta

Donne artigiane

Secondo un rapporto del 2019 di Confartigianato sull’imprenditoria femminile, l’Italia si colloca al secondo posto in Europa per numero di imprenditrici e lavoratrici autonome. Nel 2019 sono 182.853 le titolari di imprese individuali artigiane e il numero è aumentato del 2,6% negli ultimi 10 anni.

Chiamate «craftswomen», da crafter che in inglese significa artigiano, sanno coniugare sapiente manualità con aspetti teorici di design, in un mix tra tradizione e innovazione. Come ad esempio Dunia Algeri con il suo Dunia Algeri Atelier dove realizza accessori, costumi e maglioni fatti a maglia realizzati tutti a mano. Fu la nonna di Dunia a dare inizio a questa storia di imprenditoria femminile e lei oggi ha scelto di portare avanti l’attività attraverso esclusività e produzione artigianale, “made to order”.

Un’altra storia è quella di Sara Livi e delle sue ceramiche. La sua e passione per il tè e le decorazioni toscane ha fatto sì che creasse Il tè col re.
Sara ha studiato architettura e il suo interesse per il modellismo l’ha guidata fino a scoprire la ceramica toscana handmade. Nel suo laboratorio fa tutto a mano prendendo ispirazione dal luogo in cui è cresciuta.

Invece a Riva del Garda si trova Piqué un laboratorio di gioielli, disegnati e fatti a mano, fondato nel 2016 da Elisa Santuliana. Laureata in filosofia si è appassionata alla gioielleria grazie alla mamma, e passione e impegnol’ha portata essere sulle pagine di Vanity Fair UK con le sue creazioni.

Tante solo le realtà di imprese artigiane come ad esempio Arbanella, a Celle Ligure, dove Beatrice Minuto lavora come ceramista, dopo la laurea in Design del prodotto a Milano. Dopo diverse esperienze ha scoperto che la lavorazione della ceramica era la sua strada. E oggi nel suo laboratorio crea pezzi unici puntando all’utilità, un prodotto unico e fruibile allo stesso tempo.

Questi sono solo alcuni esempi di artigianato italiano dove unendo tradizione e tecnologia si è arrivati all’innovazione, per soddisfare clienti sempre più esigenti alla ricerca di unicità.

Le mani aggiungono valore e esprimono genialità come dimostrato dal nostro Made in Italy, famoso in tutto il mondo.