Alleniamoci alla resilienza

 

Scritto da Francesca Barillà

Stiamo vivendo un periodo difficile, indubbiamente costituito da grandi cambiamenti nelle nostre abitudini e nella società.

Viviamo anche nell’ incertezza di come gestire questi cambiamenti, in alcuni casi abbiamo dovuto ripensare alla nostra routine quotidiana o anche al nostro percorso di carriera.
Ogni cambiamento influenza le persone in modo diverso: diversi sono i pensieri, le aspettative, le emozioni, il senso di incertezza o la sicurezza di potercela fare.

L’American Psychological Association (2014) definisce la resilienza come

il processo di adattamento positivo di fronte ad avversità, traumi, tragedie, minacce o anche fonti significative di stress

In altri termini la resilienza è la capacità di auto-ripararsi dopo un danno, di resistere ma anche costruire e riuscire a riorganizzare positivamente la propria vita nonostante situazioni difficili che fanno pensare a un esito negativo.

 

Diversi tipi di resilienza

Secondo Genie Joseph, professoressa presso la Chaminade University di Honolulu e ideatrice del programma Act Resilient, esistono tre tipi fondamentali di resilienza.

Resilienza naturale
La resilienza naturale è quella con cui siamo nati e rappresenta la nostra forza vitale.
Ci rende entusiasti delle nostre esperienze di vita, curiosi e felici di apprendere. Ci consente di andare avanti e rimetterci in gioco nonostante le difficoltà.

Resilienza adattiva
La resilienza adattiva è l’insieme delle strategie che mettiamo in atto di fronte ad eventi particolarmente difficili e che ci aiuta a reagire alle difficoltà.
Affrontare delle avversità ci costringe a cambiare e allo stesso tempo ci aiuta a imparare qualcosa in più su di noi.

Resilienza appresa
La resilienza appresa è quella che possiamo costruire attraverso l’apprendimento di tecniche e strategie che ci aiutano ad affrontare al meglio le situazioni difficili e a gestire i traumi passati, presenti e futuri in modo più sano.
Diventare più resilienti ci consente anche di migliorare la nostra vita.

Quello che la resilienza non è

Essere resilienti non significa vedere il mondo attraverso delle lenti rosa!
La resilienza non elimina lo stress o cancella le difficoltà della vita né ci impedisce di avere delle emozioni o dei pensieri negativi.

Sicuramente ci sono vari fattori individuali e sociali che contribuiscono a rendere alcune persone più resilienti di altre ma i nostri livelli di resilienza cambiano e si sviluppano durante tutta la nostra vita.

L’American Psychological Association delinea una serie di fattori che contribuiscono e fungono da marcatori di resilienza, tra cui:

  • La capacità di fare piani realistici e agire per realizzarli.
  • La fiducia nei propri punti di forza e abilità e una visione positiva di sé.
  • Le competenze nella comunicazione e nella risoluzione dei problemi.
  • La capacità di gestire le emozioni.

Come possiamo allenare la nostra resilienza?

La resilienza è importante perché ci consente di gestire le esperienze permettendoci di non farci travolgere dalle emozioni e ci aiuta a mantenere un equilibrio nelle nostre vite durante periodi difficili o stressanti
Ecco alcune strategie per allenare la nostra resilienza.

Praticare la consapevolezza

Il primo passo per sviluppare la resilienza è prestare attenzione a come ci comportiamo quando ci troviamo in situazioni difficili o avverse.
Come reagiamo alla delusione, al conflitto, all’incertezza?

È utile riconoscere e accettare le emozioni che proviamo durante i momenti difficili ed è importante diventare più consapevoli delle nostre reazioni per capire come possiamo agire di fronte alle difficoltà.

Un primo passaggio è quello di identificare i pensieri irrazionali come la tendenza a catastrofizzare la realtà che potrebbe farci sentire completamente impotenti di fronte al futuro.
Il modo in cui pensiamo ha un ruolo significativo anche nel modo in cui ci approcciamo agli ostacoli.

Potremmo non essere nelle condizioni di cambiare un evento stressante o negativo ma possiamo cambiare il modo in cui interpretiamo e affrontiamo la situazione.
È importante accettare il cambiamento, che significa anche dover accettare che alcuni obiettivi non sono più raggiungibili a causa di circostanze che non possiamo modificare.

Dopo aver capito quali sono gli aspetti che non dipendono dalla nostra volontà, potremo agire sugli aspetti che possiamo controllare.
Una strategia che può tornarci utile è quella di utilizzare il question thinking, un metodo di problem solving sviluppato dalla psicoterapeuta ed executive coach Marilee Adams.
Questa strategia consiste nel porci delle domande neutre e non giudicanti in modo da focalizzarci sulla situazione problematica.
Alcuni esempi di domande neutre sono: “Cosa è utile adesso?”; “Quali sono le scelte che ho a disposizione?”.
Al contrario delle Judger Questions come “Cosa c’è che non va?” o “Di chi è la colpa?” che invece tendono a farci vedere solo gli aspetti negativi o a farci sentire sotto accusa.

Se invece ci sentiamo sopraffatti da una sfida, ripensiamo a come abbiamo affrontato in passato delle situazioni simili e quali strategie ci hanno portato al successo.
Se il problema sembra troppo complesso da affrontare potrebbe essere utile suddividerlo in “pezzi” più gestibili e procedere per gradi.

Valutare la rete di supporto

Le persone che fanno parte della rete di supporto come ci aiutano a trovare soluzioni reali ai nostri problemi?
Entrare in contatto con persone empatiche e comprensive può ricordarci che non siamo soli in mezzo alle difficoltà.

Alcune volte, ci basta condividere un nostro problema  per sentirci meglio anche se non abbiamo trovato una soluzione.

Confrontarci con le persone che fanno parte della nostra rete ci aiuta a guardare ad una situazione sotto un altro punto di vista.
Inoltre, dover esporre ad alta voce un nostro problema ci aiuta a mettere ordine e a chiarirci un po’ le idee.

Porsi degli obiettivi realistici

Proporsi degli obiettivi realistici da raggiungere ci aiuta ad organizzare le nostre priorità.
Invece di concentrarci su compiti che sembrano irrealizzabili, possiamo chiederci: “Qual è una cosa che so che posso realizzare oggi che mi aiuta a muovermi nella direzione in cui voglio andare?”
Questo ci aiuterà a fare delle piccole azioni giornaliere che concorreranno a farci raggiungere un obiettivo più grande.

Prendersi cura di sé

Anche in questo caso, la chiave è essere proattivi e prestare attenzione a ciò che succede quando siamo sotto stress e quale aspetto della nostra vita trascuriamo.
A volte capita di avere tante cose da fare che non dedichiamo del tempo a noi e questo non permette al nostro cervello di riposarsi e ricaricarsi.

Inoltre, ricordiamoci sempre di celebrare le piccole vittorie perché questo ci aiuta a vedere “l’altro lato della medaglia”, a pensare che oltre alla fatica ci sono anche la gioia e la soddisfazione di aver raggiunto un obiettivo.
Celebrare le piccole grandi conquiste aumenta anche la nostra autostima e ci motiva a rimetterci in gioco con più determinazione!

 

Essere resilienti in un periodo di cambiamenti repentini non è semplice perché l’incertezza spesso ci pone davanti alla necessità di “cambiare rotta” e di rivedere i nostri piani.
Se è indubbio che ci sono delle circostanze che non possiamo modificare è anche possibile utilizzare delle strategie per affrontare in modo più positivo quelle piccole grandi sfide che si presenteranno davanti a noi!

La resilienza è accettare la tua nuova realtà, anche se è meno buona di quella che avevi prima. Puoi combattere o urlare per quello che hai perso, oppure puoi accettarlo e provare a mettere insieme qualcosa di buono.
Elizabeth Edwards