QUESTIONE HILARY – Parliamone con Nunziante Mastrolia

Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.

Ormai da giorni si discute sulla sua figura, sul futuro dell’America e con lei del mondo. Con nostalgia si guarda al passato, a Obama, e ad un futuro guidato magari (in molti lo sperano) da Michelle 2020, che ad oggi non ha mai confermato però la sua candidatura.

Noi abbiamo chiesto a Nunziante Mastrolia, docente a contratto di Sociologia politica presso la Luiss Guido Carli di illuminarci sulle possibili ragioni che hanno portato l’America a questo risultato, ma soprattutto sulle possibili conseguenze per l’universo femminile di una presidenza firmata Trump.

 

1.Hillary Diane Rodham Clinton, avrebbe potuto essere la prima Presidente degli Stati Uniti, non è stato così, secondo Lei perché?

Negli Stati Uniti a partire dalla Presidenza Reagan sino ad oggi, si è venuta a creare una questione sociale estremamente critica, a causa della quale il ceto medio si è sfaldato. Da qui ha luogo una polarizzazione economica tra le più difficili dei paesi sviluppati. Nei mesi passati avevo previsto la vittoria di Trump ricorrendo alle categorie politiche del I secolo a.C della Roma repubblicana, vale a dire ottimati e popolari. I popolari sono coloro che hanno presente la questione sociale e tentano di risolverla. Gli ottimati sono coloro che parlano ai vincitori della lotta economica.

Trump e Sanders sono due popolari, la Clinton è un ottimate.

La Clinton pertanto ha perso perché non è riuscita ad intercettare il voto di quanti temono che il futuro possa essere peggiore rispetto al passato, di coloro cioè che nutrono aspettative negative per il domani.

2.Durante le elezioni è diventato virale il video in cui Trump addita le donne con appellativi estremamente volgari. Come cittadino degli Stati Uniti, il suo rimane un parere personale, ma come Presidente in che termini questo affliggerà la sua politica verso l’universo femminile? 

Queste sue posizioni sono gravissime. E si spera che come presidente non intacchi le conquiste in termini di diritti e di emancipazione femminile che sono state fatte, in particolare per quanto riguarda l’aborto. Anche se è già grave che un candidato presidente alla più importante potenza del pianeta, faro di libertà e democrazia si esprima in questi termini. C’è il rischio che un tale modo di fare venga letto come il “liberti tutti” per coloro che non hanno mai accettato che la donna possa esprimere a pino nella società tutte le proprie potenzialità; un “liberi tutti”per tutti coloro che non hanno mai accettato la piena emancipazione della donna dal capofamiglia.

 

3.Secondo lei, che ruolo hanno le donne nell’attuale politica mondiale? Eterne First Lady?

I passi in avanti che sono stati fatti in tal senso sono numerosi, basti citare il caso della Merkel, alla guida di uno degli stati più potenti ed influenti nell’economica e nella politica mondiale.

Ma sarebbe un grosso errore considerare un segno di progresso la presenza femminile ai vertici della politica senza tener conto delle idee e della visione politica di cui esse si fanno portatrici.

In questo senso sarebbe non condivisibile la posizione di quelle donne che votano una donna soltanto perché donna. Si cadrebbe così in una vera e propria contraddizione: si dovrebbe votare, seguendo questa corrente, la Clinton in America, la Le Pen in Francia e la Meloni in Italia.

Le prospettive per il futuro, ad ogni modo, per quanto riguarda l’aumento della presenza di donne in politica, sono ottimistiche. Le nostre società si vanno sempre più secolarizzando e vanno acquisendo sempre più ampie sfere di libertà dall’influenza della tradizione. Tuttavia un’ombra si intravede: se non si riesce a risolvere la questione sociale che rischia di corrodere dall’interno le società aperte occidentali, anche importanti conquiste civili potrebbero essere indebolite.

Carmen Ristuccia