Storie di imprenditrici di successo: come affrontare in modo efficace l’impatto della pandemia. Intervista a Dunia Algeri – fondatrice di Dunia Algeri Atelier.

Scritto da Francesca Barillà

Il IV Rapporto sull’imprenditoria femminile pubblicato da Unioncamere e riferito al 2020 sottolinea, tra i molti dati, la centralità dell’imprenditoria femminile per lo sviluppo di un Paese.

Le imprese guidate dalle donne contribuiscono ad un sistema economico e sociale più sostenibile e ad una maggiore resistenza alle crisi finanziarie.

In Italia, dal 2014 al 2019, le aziende femminili sono aumentate in modo costante arrivando ad 1 milione e 340 mila (22% del totale delle imprese) per poi decrescere nel 2020, anno interessato dalla pandemia Covid-19.

Anche se la situazione economica attuale non è delle più rosee ci sono tante imprenditrici che credono fortemente nel proprio business e che si impegnano e lavorano ogni giorno per realizzare i propri obiettivi!

Spesso tendiamo a dimenticarci che anche le donne di successo, per trasformare una loro idea o una loro passione in un business, devono compiere ogni giorno diverse e difficili scelte, devono trovare soluzioni a piccoli o grandi problemi per la gestione della propria attività professionale.

Abbiamo parlato dell’importanza di credere nel proprio progetto, delle strategie per affrontare le difficoltà dovute anche (ma non solo) alla situazione pandemica, con Dunia Algeri, fondatrice di Dunia Algeri atelier.

Dall’idea alla creazione del proprio business

Il primo grande argomento che abbiamo affrontato con Dunia ha riguardato il percorso che l’ha portata a creare il proprio business.

Come è nata l’idea del tuo business e come l’hai sviluppata?

L’idea è per così dire innata perché avevo una nonna magliaia che nel garage del mio piccolo paese di origine, in provincia di Bergamo, realizzava maglioni per parenti e amici.

Anche se non l’ho mai conosciuta, ero affascinata da questa storia e poi ho una grande passione per la maglieria.

Durante il mio percorso professionale, ho lavorato in una grossa azienda di moda e lì ho capito che volevo provare a creare qualcosa che mi coinvolgesse davvero.

Dall’altra parte quell’esperienza mi ha aiutata a comprendere le dinamiche del mondo della moda che non è assolutamente come nel film “Il diavolo veste Prada”!

Nel 2015, quando ho avuto l’idea per il mio business, il “fatto a mano” non era diffuso come adesso ed era quasi impossibile trovare una magliaia.

Ho contattato delle aziende ma utilizzavano una lavorazione industriale che non era l’impronta che volevo dare al mio brand, quindi ho contattato delle signore (nonne, zie) tra Milano, Monza e Bergamo che lavoravano a maglia e che potevano realizzare le idee che avevo in mente.

Volevo una materia prima particolare e poco conosciuta e in quel periodo mio fratello era tornato da poco dal Perù e mi aveva parlato della baby alpaca e dell’alpaca. Ho svolto delle ricerche e ho iniziato a unire il “fatto a mano” con questi filati.

Ho incontrato tantissime difficoltà anche perché il filato era poco conosciuto e le signore facevano fatica a lavorarlo; il primo maglione era lungo fino alle caviglie! Una serie di vicissitudini che adesso fanno ridere ma che all’epoca è stato difficile gestire.

Ho proceduto per passi e con il tempo ho trovato delle realtà più grandi e strutturate: adesso spaziamo con altra materia prima. Inoltre, abbiamo sviluppato la parte dei capi estivi con il cotone biologico di qualità e lavorato all’uncinetto.

 

Il coraggio di realizzare i propri progetti

Cosa ti ha portato a lasciare un posto di lavoro in un’azienda per avviare un tuo business?

Avevo 25 anni, mi sentivo fiera di me stessa e avevo l’entusiasmo di iniziare qualcosa di nuovo.

Conoscevo i punti di forza e le difficoltà che avrei potuto incontrare nel trasformare la mia idea in un vero e proprio business ma ero anche inconsapevole di alcuni rischi.

Era il 2015, ho fatto davvero tanti sacrifici ma con la consapevolezza che se il mio progetto non fosse andato in porto avrei potuto trovare un altro lavoro.

Oggi sarebbe più difficile perché la situazione pandemica ha complicato il mercato del lavoro e a livello personale sono cambiate diverse cose.

Quando hai avviato il tuo business, la maglieria era meno conosciuta rispetto ad oggi; forse anche perché adesso i consumatori hanno una consapevolezza maggiore sugli acquisti. Come hai fatto ad anticipare le tendenze? È stato un impulso o una scelta studiata?

Nella moda è difficile dire che si anticipa una tendenza; per la maglieria invernale è stato un impulso, ma ci sono stati degli aspetti sui quali non sono scesa a compromessi, come la lavorazione che deve essere particolare e artigianale e la materia prima che deve essere di qualità perché sono due punti che differenziano il brand.

Per la maglieria estiva è stata una scelta più ragionata per allargare il business mantenendo i capisaldi del brand, quindi ho scelto la lavorazione all’uncinetto.

Nel 2015 eravamo nel pieno sviluppo del fast fashion e nell’immaginario collettivo il “fatto a mano” era di un’altra epoca. Dovevamo comunicare in modo efficace al consumatore il tipo di investimento che stavamo facendo, mentre adesso le persone fanno molta più attenzione gli acquisti.

L’impatto del Covid-19 sul business: imparare dalle difficoltà

 

Secondo i dati del IV Rapporto sull’imprenditoria femminile di Unioncamere, dal primo trimestre 2015 al primo trimestre 2020, le imprese femminili sono cresciute ad un ritmo medio trimestrale tendenziale dello 0,6% contro la stagnazione delle imprese non femminili.

Nel secondo e terzo trimestre 2020 entrambi i generi hanno segnato variazioni negative simili o addirittura uguali (-0,3% e -0,4% nel primo trimestre; -0,3% in entrambi i casi nel secondo trimestre).

La situazione pandemica ha avuto delle conseguenze a livello economico e sociale oltre ad essere stata una situazione imprevista che ci ha trovat* tutt* impreparat*.

Che impatto ha avuto questa situazione sul tuo business?

A novembre 2019 abbiamo inserito nel team una risorsa molto preziosa che si occupa della comunicazione e abbiamo rivalutato l’immagine del brand. A febbraio 2020, nel momento in cui dovevamo raccogliere il frutto del grosso lavoro svolto nei 5 mesi precedenti, ci siamo avviati al primo lockdown nazionale.

Questo grande evento ci ha destabilizzato perché ci ha portato a modificare tutto il piano del 2020 oltre al fatto che la situazione nazionale è cambiata repentinamente.

Proprio in quei giorni avevamo programmato uno shooting che avrebbe avuto anche uno stile comunicativo diverso dagli anni precedenti.

Il giorno prima del lockdown eravamo riusciti a ingaggiare un fotografo che non si occupava di moda ma che poteva raggiungere facilmente il luogo dello shooting. Tuttavia la modella non poteva lavorare perché sarebbe rimasta senza mascherina e noi volevamo lavorare in sicurezza.

Abbiamo risolto questo problema in modo creativo, utilizzando un manichino al quale avevamo realizzato una testa floreale.

Se non avessimo proceduto in questo modo non avremmo avuto un catalogo e avremmo sprecato tutto il lavoro fatto.

È importante imparare a navigare a vista non potendo fare per adesso, dei progetti a lungo termine.

Nel lungo periodo però questo lavoro ci ha ripagato perché siamo stati contattati da alcune aziende che dall’inizio della pandemia hanno deciso di investire nel Made in Italy.  La situazione pandemica ha sicuramente accelerato questa tipologia di decisioni anche nel mondo della moda.

In generale già prima della pandemia le persone puntavano ad una scelta più consapevole degli acquisti ma il Covid-19 ha certamente ampliato l’attenzione sulla sostenibilità.

Anche la comunicazione digital è cambiata perché c’è più attenzione alla real live che ha permesso di avvicinare il produttore al consumatore.

Adesso e in futuro se una persona ha qualche risparmio in più da investire probabilmente farà delle scelte più ponderate, perché ha avuto più tempo per informarsi.

Ci sarà più spazio per l’acquisto online; l’Italia è stata più lenta degli altri Paesi su questo aspetto, anche perché alcune categorie merceologiche prima della pandemia, non avevano un business online.

Mamma e imprenditrice: come bilanciare i due ruoli

Quali strategie hai utilizzato per bilanciare i due ruoli di mamma e imprenditrice, soprattutto nella situazione pandemica dove il piano lavorativo e quello familiare si sono sovrapposti?

All’inizio del primo lockdown è stato difficile lavorare e contemporaneamente prendermi cura di mia figlia, che è una bambina piccola ma molto energica!

Sicuramente la base è stata una buona organizzazione ma con l’obiettivo di assicurare un clima sereno alla bambina e allo stesso tempo portare avanti il lavoro.

Ho cercato di non mollare ma ad un certo punto ho capito di essermi messa un po’ da parte e a settembre ho deciso di rivoluzionare la mia vita e prendermi del tempo per me.

Ho ripreso a fare sport e a dedicare delle attenzioni a me stessa perché mi sentivo davvero molto stanca e affaticata.

Prendermi cura di me mi ha permesso di migliorare le mie azioni su molti fronti anche se naturalmente i “giorni NO” capitano a tutt*.

Ripensare al proprio business per gestire in modo efficace gli effetti della pandemia

Come hai affrontato gli imprevisti e le complicazioni?

È stato importante andare avanti e accettare che il Covid-19 ci ha posto nella situazione di non poter utilizzare le stesse modalità comunicative e imprenditoriali del passato.

A livello comunicativo, ad esempio, è importante fare uno storytelling diverso del prodotto e incrementare l’utilizzo degli strumenti digitali.

Un’altra strategia per affrontare le difficoltà è agire con lungimiranza rimanendo sempre allineati con i valori del brand.

È impensabile procedere nel business facendo finta che non sia successo nulla, perché la situazione pandemica ha avuto un grosso impatto economico e sociale ed è importante comunicare in modo adeguato al momento che stiamo vivendo.

Un’altra complicazione riguarda i possibili ritardi nella consegna dei prodotti, perché ovviamente non si può lavorare più come prima del Covid-19.

È fondamentale prendersi la responsabilità di quello che succede al business e se necessario non aver paura di fare un passo indietro.

Tu racconti le difficoltà che hai affrontato in modo energico ma quali sono state le risorse (libri, persone) che ti hanno supportata o ispirata?

Io sono una persona molto energica ma devo ammettere che affrontare questa situazione è stato difficile non solo per l’impatto del Covid-19 sul mio business.

La realtà imprenditoriale comporta sempre la necessità di gestire molte cose, di avere in mente i diversi aspetti del tuo business.

Una risorsa importante per me è stata senza dubbio la mia rete familiare; avere una serenità familiare ti permette di staccare e di trovare la tua oasi.

La lezione che mi ha lasciato il 2020 è la gratitudine per la salute e perché faccio un lavoro che amo. Di conseguenza anche i problemi li valuto in un’ottica diversa anche se indubbiamente portano delle preoccupazioni. Tuttavia penso che, passo dopo passo, tutti possiamo raggiungere i nostri obiettivi.

Hai dei suggerimenti per chi ha un business e sta affrontando questa situazione?

Credere nel proprio progetto e tenere duro. È un momento molto complesso per tutt*, non è un singolo brand ad avere difficoltà.

Non avere paura a chiedere aiuto o scusa se ci sono degli imprevisti.

Dal punto di vista pratico sicuramente investire nel mondo digitale e comunicare il proprio know-how. Spaziare nella comunicazione ricordando sempre di allinearla con i valori del proprio brand.

 

La mia esperienza mi ha insegnato che ci vuole coraggio per inseguire i propri sogni, niente ti viene regalato ma devi impegnarti giorno per giorno con la consapevolezza di lavorare per un progetto, un business che ti piace.

 

Ringraziamo Dunia Algeri per la disponibilità e per aver voluto condividere con noi la propria esperienza.