L’unione fa la forza! La collaborazione tra donne è il giusto strumento per vincere le disparità

Scritto da Beatrice Omaggio

La tradizione vuole noi donne competitive e invidiose, pronte a farci sgambetti, insultarci dietro le spalle e rivaleggiare. La motivazione sarebbe una questione di tipo biologica e naturale: in fondo ci comportiamo così per conquistare il maschio dominante, in modo da assicurare la sopravvivenza della specie con una prole ben selezionata.

Ragionamenti di questo tipo erano molto comuni fino a pochi decenni fa, con tanto di studi scientifici e test psicologici a supporto. L’obiettivo era confermare lo stereotipo secondo il quale l’invidia “è femminile”: le donne sono spinte costantemente da una rivalità congenita verso le altre donne. Per questo sono incapaci di collaborare in modo sincero tra loro, perché sempre pronte ad andare l’una contro l’altra, pur di primeggiare.

 

Uno strumento per migliorarci

Ovviamente queste affermazioni sono sessiste e falsate. L’invidia è un’emozione che proviamo tutti, maschi e femmine, e condiziona entrambi. La distinzione da fare, semmai, è come viene utilizzata da ciascuno: può essere un mezzo per alimentare odio e rancore, nei confronti di chi è ritenuto più fortunato, rendendolo un “nemico da sconfiggere”, ma anche un prezioso carburante, per spingerci a migliorare, così da ottenere successi e obiettivi che portano a raggiungere, se non addirittura superare, chi l’oggetto della nostra invidia.
L’educazione e la società hanno spesso insegnato (e insegnano ancora oggi) alle donne a guardarsi tra loro come nemiche, quindi a trasformare l’invidia, che è, in realtà, un’emozione normale e più che giustificata, in rabbia e senso di inferiorità, che spinge a comportamenti distruttivi, portando a situazioni di tensione e scontro.

Quando la si usa come strumento di crescita, invece, l’invidia ci rende inarrestabili e fa partire una reazione a catena di atteggiamenti virtuosi: la spinta a migliorare e superare i propri limiti diviene fortissima, ci fa concentrare su noi stesse/i, focalizzandoci sul nostro percorso, invece di perdere energie nel trovare il modo di danneggiare gli altri. E la nostra crescita migliora sia noi che le persone che abbiamo intorno, perché ne traggono beneficio quasi allo stesso modo.

 

Esempi pratici di Sorellanza

Negli anni ’70 è stato coniato un termine, per rappresentare la collaborazione tra donne: Sorellanza. Serve a sottolineare quanto sia potente l’amicizia tra donne, perché genera legami che, oltre a essere molto forti, irrobustiscono il genere femminile in toto, contrapponendosi a tutti gli scontri e tensioni causate dall’invidia e pregiudizi, spesso alimentati da un’educazione figlia del patriarcato e del maschilismo.

Al di là del significato del termine e del suo utilizzo, ciò che è veramente importante è mettere in pratica questo processo di cambiamento ed evoluzione: non vederci più come rivali ma complici, vivendo la competizione tra noi in modo sano, con la voglia di crescere insieme piuttosto che penalizzarci a vicenda.
Chi riesce ad entrare in quest’ottica facilmente ne esce vincente, in tutti gli ambiti della propria vita, sia personale che lavorativa, perché crea intorno a sé un ambiente sano e produttivo, fatto di scambi di conoscenze e opinioni senza pregiudizi.

Ci sono per fortuna tanti esempi virtuosi di donne che hanno aiutato altre donne, creando anche realtà importanti. Queste hanno poi portato ad aiutare e ispirare molte altre donne ancora, come conseguenza. Alcuni sono più famosi e altri meno, ma tutti lasciano un’impronta e soprattutto dimostrano al mondo che la collaborazione tra donne è possibile ed è anche più presente di quanto non si creda.

Per esempio, chi non conosce la famosa storia della amicizia tra Marilyn Monroe ed Ella Fitzgerald? Marilyn usò la sua influenza e popolarità nei primi anni ‘50 per dare modo ad Ella di esibirsi nel più famoso locale di musica jazz di Los Angeles, che si era rifiutato di accoglierla, a causa del suo aspetto fisico e del colore della sua pelle. Non solo, Marilyn fece in modo di essere fotografata in sua compagnia, così da rendere ancora più popolare la nota cantante di Jazz.
Il gesto di Marilyn e la profonda amicizia tra le due donne, paparazzata dai giornali dell’epoca, aiutarono molto ad accelerare una prima integrazione razziale, in un periodo storico in cui le persone di colore in America subivano, in ogni ambito della società, grosse e profonde ingiustizie.

Un altro esempio, forse meno famoso ma di enorme impatto, è quello di Tarana Burke: cresciuta nel Bronx, in un ambiente quindi povero e malfamato, subì da bambina e da ragazza violenze sessuali. Cresciuta, divenne una fervente attivista per i diritti delle donne e lavorò a stretto contatto con altre vittime di violenza. Nel 2003 fondò l’organizzazione no-profit “Just Be”, che aveva come obiettivo quello di aiutare e seguire bambine e ragazze, principalmente di colore, che vivono in contesti sociali poveri e svantaggiati.
Nel 2006, inoltre, creò il movimento “Me Too”, il cui scopo era quello di dar voce alle ragazze e donne che hanno subìto nella loro vita violenze e abusi. In questo modo si poteva aumentare la presa di coscienza della società su quanto siano ancora troppo numerosi gli episodi di violenza nei confronti delle donne.
Dieci anni dopo, nel 2017, l’hashtag #metoo divenne enormemente famoso, a causa dello scoppio dello scandalo “Weinstein”. In quel caso, fu l’attrice Alyssa Milano a usarlo per prima in un tweet, il quale fece da cassa di risonanza grazie alla sua celebrità: nel giro di pochissimo l’enorme lavoro che Tarana stava seguendo da più di un decennio venne messo sotto i riflettori e presentato al mondo, ottenendo un seguito mai visto prima d’ora.

 

Gli esempi italiani

Anche in Italia abbiamo numerosissimi esempi di donne che si sono impegnate (e si impegnano tutt’ora!) attivamente per aiutare altre donne, anche attraverso la fondazione di aziende che puntano a migliorare la vita di tutte.

È il caso, ad esempio, della start-up W-her: una app che aiuta a capire quali sono le strade più sicure in cui passare a qualunque ora, del giorno e della notte. Viene costantemente aggiornata grazie all’aiuto di tutta la community, composta per la maggior parte da donne, che indicano secondo la loro personale esperienza quali sono le strade in cui si sono sentite tranquille a passeggiare o meno, di diverse città. In questo modo, le ragazze che si trovano per la prima volta a girare per un quartiere o una città hanno modo di capire se è sicuro o meno girare per alcune strade piuttosto che altre. L’idea è venuta a due ragazzi, Eleonora Gargiulo e Andrea Valenzano, e dal 2016 l’app è cresciuta a dismisura: grazie alla collaborazione di tutte le donne, che partecipano a mappare le strade, oggi è possibile avere un’idea della sicurezza di città quali Milano, Torino, Roma, Catania e molte altre sono in fase di mappatura.

Altro esempio è quello di Anna Fiscale e la sua cooperativa sociale Quid: attenta all’ambiente, al riciclo e all’impegno sociale, Anna nel 2013 fa partire un progetto che punta proprio a rendere il mercato della moda e del tessile più sostenibile e attento. Sceglie di acquistare solo tessuti di “scarto”, lasciati nei magazzini delle grandi case produttrici, che altrimenti verrebbero buttati ed evitando quindi sprechi e inquinamento. Inoltre, i dipendenti di Quid sono principalmente donne e il 60% di esse hanno vissuto situazioni di disagio, come povertà, violenza, etc. Il suo obiettivo è diventare il punto di riferimento della moda etica italiana, in modo da rendere l’Italia (e il mondo) un posto ancora più inclusivo e pulito.

Infine, come non citare una realtà che tocca personalmente molte di noi, che stiamo leggendo ora? Young Women Network è un esempio lampante di quanto possa essere potente la collaborazione tra donne. È nata proprio per questo e la sua crescita costante non può che sottolineare quanto ci sia la voglia di crescere insieme, con scambi significativi e di valore, lasciando fuori meschinità e cattiverie.
“Inspiring Mentor” è IL progetto perfetto, per controbattere chi continua a definire le donne incapaci di aiutarsi tra loro! Ogni anno è un grande successo, con una sempre maggiore partecipazione da parte di donne (e dal 2018 anche uomini) di diverse età ed esperienza, sempre pronti a mettersi in gioco e condividere conoscenze e valori.

L’unione fa la forza e mai come in questo periodo storico è importante aiutarci e sostenerci a vicenda, per crescere insieme e avere un’arma in più per sconfiggere, definitivamente, la disparità di genere.