Gender Pay Gap: Perché le donne guadagnano meno degli uomini?

Il Gender pay gap è la differenza di stipendio tra uomini e donne e si riferisce alla retribuzione annua media di tutte le donne rispetto ad una coorte simile di uomini a parità di mansione.
Nel  Global Gender Report del 2018  su 149 Paesi solo i primi sette in classifica hanno colmato almeno l’ 80% del divario salariale.
Tra questi, i primi quattro sono  Paesi nordici (Islanda, Norvegia, Svezia e Finlandia), seguiti da Nicaragua, Ruanda e Nuova Zelanda.
Nel 2018 l’Islanda ha approvato una legge che impone la parità retributiva  assoluta  in ogni azienda dai 25 dipendenti in su, in ogni ministero, istituzione o pubblica autorità.

 

 

 

 

La situazione italiana

L’ occupazione in Italia presenta ancora livelli bassi per entrambi i sessi e la distanza tra i dati italiani e quelli europei è più marcata nel caso dell’occupazione femminile.
Nel 2017 l’occupazione femminile risultava del 48,9% e quella maschile del 62,4% contro rispettivamente il 67,1% e il 72,9% della media europea.
Le differenze occupazionali tra uomini e donne si ripercuotono sulle retribuzioni con una differenza salariale del 19,8%  nella fascia di età 20-64 anni. Il divario rimane elevato sia per il lavoro dipendente che per quello autonomo.
Le donne manager in Italia sono il 29% del totale e guadagnano in media  il 33,5% in meno rispetto ai colleghi uomini.
Ben diversa la nostra posizione in graduatoria quando si parla di presenza nei Cda, dove tra i grandi Paesi siamo secondi solo alla Francia con le donne nel 36% delle poltrone.
Il Parlamento italiano è intervenuto su questo tema con la legge 210/2011 che riserva una quota pari ad almeno un quinto dei propri membri al genere meno rappresentato.

 

 

 

I fattori che alimentano il Gender Pay Gap sono parecchi e vari

Le donne tendono a transitare più spesso e per più tempo nel mercato del lavoro rispetto agli uomini e questo aspetto alimenta il Gender Pay Gap.
Nel 2017 le responsabilità familiari hanno portato  l’11,7% delle donne italiane ad interrompere il proprio percorso lavorativo, un valore superiore di tre punti percentuali rispetto alla media europea.
Queste interruzioni di carriera non solo influenzano la paga oraria ma incidono anche sui guadagni futuri e sulle pensioni e spesso sono dovute alla fatica delle donne di conciliare vita e lavoro.
Un forte impatto sulla differenza di stipendi dipende anche dalla scarsa presenza femminile nei settori scientifici.
Tuttavia  uno degli indicatori più interessanti nel Global Gender Report è l’aumento della presenza delle donne nell’ambito delle nuove tecnologie.
Sempre più ragazze decidono di intraprendere un percorso di studi nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) e diventare medici, ingegneri, scienziate, ricercatrici, docenti di materie scientifiche.
Uno studio condotto dall’ Istituto Europeo per l’Eguaglianza di Genere sostiene che entro il 2025 i settori STEM genereranno un incremento di posti di lavoro pari a 7 milioni. Un recupero del divario di genere in questi settori potrebbe favorire la creazione di ulteriori 1,2 milioni di posti di lavoro dedicati alle donne.
Differenze e ostacoli che allontanano l’accesso delle donne al lavoro generano diseguaglianze anche al momento del pensionamento.
Dai dati OECD si può stimare che in Italia le donne ricevono una pensione media pari a 1.126 euro, inferiore del 33,1% del valore percepito dagli uomini.

 

 

Le possibili soluzioni

Nonostante il Gender Pay Gap sia un aspetto problematico in molti Paesi, ci sono delle azioni che possono contribuire a creare una maggiore consapevolezza e ad aprire la strada verso un’equa retribuzione di genere.

Implementare la trasparenza retributiva: conoscere gli stipendi di tutti i dipendenti può rivelare pregiudizi e stereotipi nelle strutture retributive delle organizzazioni e consente ai datori di lavoro e alle parti sociali di agire concretamente verso la parità salariale.

Assicurare un equo accesso all’educazione: è importante fornire informazioni concrete alle ragazze riguardo alle opzioni di carriera anche nei campi non tradizionalmente associati alle donne.
Per valorizzare l’expertise femminile in settori di dominio maschile è stato ideato il progetto 100 donne contro gli stereotipi che fornisce dei modelli di donne impegnate in settori scientifici e può aumentare la consapevolezza delle ragazze sui diversi percorsi lavorativi che spesso tendono a scartare.
All’interno di questo progetto è stata realizzata la mostra “Una vita da scienziata” (a Milano, fino al 30 giugno 2019)  per contribuire al superamento di pregiudizi nella pratica scientifica che l’immaginario collettivo delinea ancora, a torto, come prettamente maschile.

Supportare le famiglie: le lunghe ore di lavoro hanno un maggior impatto sulle donne che sono ancora le prime a prendersi cura della casa e della famiglia riducendo così le loro opzioni lavorative.
Le imprese e i governi possono incrementare le politiche del lavoro e creare luoghi più adatti a tutti i tipi di lavoratori e lavoratrici.

Scritto da Francesca Barillà