Mentor ad una maturanda per caso. Riflessioni sulla bellezza dello scambio.

Scritto da  Silvia Colaneri

Charlie Chaplin disse che “La giovinezza sarebbe un periodo più bello se solo arrivasse un po’ più tardi nella vita”, ed in effetti, quando ci guardiamo indietro, siamo sempre molto brave a dare consigli alle giovanissime.

Ripensando al periodo del liceo, alle cose fatte ed a quelle non fatte, a quelle arrivate “troppo tardi” o che sarebbe stato meglio conoscere un po’ prima, viene spontaneo pensare che sarebbe stato bello avere qualcuno al nostro fianco durante alcune scelte.

La scuola, la famiglia, gli amici non sempre sono all’altezza delle nostre domande e non è affatto facile a 19 anni capire chi si vuole diventare.

Quest’anno i maturandi hanno dovuto affrontare un esame davvero particolare, un ultimo anno scolastico che nessuno si sarebbe potuto mai immaginare e per quanto sia stato diverso da quello che abbiamo sostenuto tutti, la paura e l’emozione il giorno prima dell’orale sono arrivati anche per loro.

E proprio in questa occasione così particolare mi sono ritrovata, quasi per caso, a preparare l’esame di maturità con una giovane donna, una me di 17 anni fa e mi sono tornati alla mente i ricordi di quel periodo incredibile della mia vita e probabilmente, della vita di tutti noi.

Parlando con lei, mi sono resa conto di come ancora oggi la scuola sia esattamente come quasi 20 anni fa.

Nessuna evoluzione, nessun miglioramento e quelle piccole modernità di oggi hanno comunque portato dietro le stesse dinamiche non all’altezza delle prospettive che un ragazzo e una ragazza di 19 anni dovrebbe avere uscendo dal liceo.

 

Confrontandomi con lei, ho scoperto che le domande sono sempre le stesse e le risposte sono ancora ancorate ad idee vecchie che con la realtà di oggi non hanno nulla a che vedere.

 

L’idea che esistano lauree di serie A e lauree di serie B, quando nella realtà, crescendo, scopriamo che il successo dipende da molte altre cose.

L’idea che con la laurea si avrà necessariamente un lavoro migliore di un non laureato, quando nella realtà tanti laureati fanno lavori che non richiedono alcuna specializzazione.

L’idea che imparare qualcosa di manuale ti renderà culturalmente meno preparato o “rispettabile”.

L’idea che “intanto ti iscrivi a qualcosa, poi con il tempo capirai cosa vuoi fare, altrimenti ti disabitui a studiare”. Rimandando per anni la risposta alla domanda fondamentale “Cosa voglio fare?

L’idea che le cose debbano andare come la società impone e a 30 anni dovrai essere laureata, sposata con una bella casa, figli e ovviamente il lavoro della tua vita.

Per non parlare di quegli stereotipi di genere che sono ancora troppo presenti e limitanti anche nei giovanissimi di oggi.

Per quanto esistano tanti servizi di orientamento più o meno validi, libri, articoli, siti internet, tutto appare davvero molto dispersivo ma soprattutto, ci si ritrova a dover scegliere in pochi mesi, con la testa magari all’esame di maturità, o durante le vacanze estive, senza avere il tempo di vedere con i propri occhi quali sono le professioni che esistono e come arrivarci.

L’orientamento dovrebbe partire molto presto, dai primi anni del liceo probabilmente, per dare il tempo di confrontarsi, vedere con i propri occhi cosa fa realmente un avvocato, un architetto, un medico e non pensando che sia quello che vediamo nelle serie tv.

Bisognerebbe avere la possibilità di scoprire quelle nuove professioni di cui nessuno ci ha mai parlato e confrontarsi con chi quel mestiere lo fa, potendo fare tutte le domande possibili e confrontandosi con persone vere, scoprendo da subito che nella vita reale spesso le cose non vanno come dovrebbero andare.

Se qualcuno durante l’adolescenza mi avesse parlato di alcune professioni, di alcuni campi di ricerca, ma anche semplicemente del fatto che non era obbligatorio fare determinate scelte mi avrebbero alleggerito notevolmente e avrei con tutta probabilità preso delle decisioni con maggiore consapevolezza.

Come ci ha insegnato il programma di Inspiring Mentor, avere qualcuno con cui confrontarsi, parlare, con qualche anno in più e delle esperienze sulle spalle, può essere estremamente utile per focalizzarsi e prendere con consapevolezza alcune scelte, anche quelle che si fanno  a 20 anni.

Essere mentor o mentee può arricchirci a qualsiasi età ed in qualsiasi posizione.

Guardando e parlando con una ragazza più giovane capisci che dopo tutto gli anni che passano non sono così male.

Crescere, maturare, invecchiare è bello, soprattutto quando puoi restituire.

Scoprire cosa vuol dire essere giovani oggi, può portare una ventata di freschezza alla tua vita, ma anche scoprire che non sempre le cose che ti sembrano superficiali dei “giovani d’oggi”, son poi realmente così, anzi, stimolano a comprendere meglio alcune dinamiche del quotidiano che sembrano senza senso.

 

A parte i programmi ufficiali di mentoring, come quello di Young Women Network, nella vita può capitare di incontrare qualcuno con il quale si crei questo tipo di rapporto.

Anche grazie a YWN ho capito che lo scambio è una delle più importanti fonti di ricchezza che possiamo trovare.

Non esitiamo dunque a supportare i giovani di oggi ed essergli mentor,  non temiamo di chiedere aiuto a quella persona che si è dimostrata aperta con noi e trasformarci in mentee.

Il mentoring dovrebbe essere uno stile di vita perché essere generosi verso gli altri ci permette di arricchirci. Sarebbe  bello condividere ed esercitare questi valori, come anche il networking, insegnarli a chi è più giovane di noi e stimolarli ad utilizzarli sin da subito.

 

E a voi è mai capitato qualcosa di simile?

Avete qualche storia da raccontare di mentoring nato per caso?

Cosa consigliereste ad una giovanissima che deve scegliere cosa fare dopo la maturità?

 

 

 

 

 

 

 

 

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