Un caffè e un libro: Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano

Dal Blog al fumetto, Emma Clit ha colpito ancora. E’ proprio il caso di dirlo, quando non arrivano le parole i disegni aprono le porte dell’immaginazione, dando dimensione alla realtà. Non avevate ancora compreso il valore della donna all’interno della routine familiare? Ve lo spiega Emma a colpi di fumetti. 

Narratrice errante, Emma saltella tra vignette e immagini per raccontarci dieci accattivanti storie di femminismo quotidiano. Eroine dei  tempi moderni, alle prese con la più intrepida di tutte le battaglie: non il castello in fiamme, non l’antico vaso perduto, bensì la ridistribuzione del carico mentale. Impresa ardua per le nostre paladine, che Emma racconta con grande maestria e un pizzico di ironia. 

 

 

Partiamo dal principio, la nostra storia non inizierà con “C’era una volta una bella principessa…”, sarebbe troppo scontato. “Bastava chiedere!” apre il sipario con la prefazione di Michela Murgia, le cui parole anticipano un viaggio alla scoperta di noi stesse, alla riscoperta dei comportamenti delle nostre madri e alla comprensione delle colleghe, che per amore della propria famiglia sacrificano la vita professionale. Perché appare fin da subito ben chiaro che l’intera organizzazione della vita familiare è in carico alle donne, manager della più amorevole Spa e detentrici onorarie delle chiavi del focolare. Detentrici solo apparenti, perché alcune di noi sono custodi di una prigione dorata e secondine di se stesse.
In questa imposta forma di managerialità, spesso definita matriarcato, si dovrebbe trovare il coraggio e la forza di fermare il proprio istinto per indagare la mancanza di consapevolezza comune, verso il ruolo ricoperto dalla donna. Proviamo a immaginare cosa succederebbe se le mogli, madri, compagne si fermassero per un giorno, smettendo di essere le dirigenti di un ingranaggio costruito intorno a loro, come una morsa da cui sembra impossibile sfuggire.

 


 

“Sono stata cresciuta da due famiglie che, in sequenza, si sono occupate della mia crescita e della mia formazione, ciascuna con i suoi mezzi. Nonostante il fatto che una delle mie due mamme facesse un lavoro imprenditoriale che la portava fuori casa e l’altra fosse una casalinga, entrambe erano sposate a uomini che non avevano idea di dove fossero riposte le loro mutande.”
Michela Murgia

 

In questo sistema ancestrale e meccanico non è la persona-donna il fulcro che muove gli ingranaggi, ma la funzione materna che ricopre nei confronti di tutti i componenti del nucleo famigliare (amici a quattrozampe compresi). Soffermiamoci a riflettere sull’origine di questo comportamento, è forse innato in noi o frutto del desiderio atteso nei nostri confronti?
Il carico emotivo che la manager del focolare accumula sulle sue spalle è una costante quotidiana invisibile, perché pianificare e organizzare è di per sé già un lavoro. 

 

E le conseguenze? Ricordiamoci bene che la sofferenza e la frustrazione non è calcolabile, bensì invisibile desiderio inespresso nell’animo. A questo sentimento di ribellione, tipicamente femminile, abbiamo trovato un nome per definirlo e stigmatizzarlo: isterica!
Originario della parola utero, isterica è il termine specifico dipinto sul volto della donna arrabbiata, magari dopo averci ricordato per ben venti volte che l’immondizia non si butta da sola. 

 

“Molte, troppe, hanno creduto hanno creduto a questa favola nera e continuano a crederci ogni giorno, mettendo la loro concentrazione, la loro competenza relazionale, la loro creatività e il loro tempo a disposizione dello sviluppo delle vite altrui. Non sapremo mai quante di noi hanno detto di no alla politica, all’arte, alla responsabilità di una promozione o a un ruolo di comando perché spaventate dall’ipotesi di far convivere il carico mentale di un lavoro complesso con quello che stanno già gestendo all’interno delle loro relazioni.”
Michela Murgia 

 

 

Emma Clit ci regala dieci storie ironiche e reali, da leggere tutte d’un fiato per riflettere sugli stereotipi di genere e le conseguenze ad essi collegate. Un femminismo quotidiano invisibile e sconosciuto agli occhi di molti, che non sanno apprezzare la costante forza femminile. Un libro da regalare, da leggere e divulgare, un manuale che dovrebbe entrare nelle nostre scuole, una guida da consultare per apprezzare e dare valore al ruolo che ricopriamo. Una storia infinita che merita un secondo volume intitolato: la parità.

 

A cura di Eleonora Brignoli

Titolo: Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano
Autore: Emma Clit
Editore: Editori Laterza
Anno edizione: 2020