Scritto da Ilaria Scarpiello

Nella Guida Michelin 2019, su oltre 3.o00 chef stellati le donne sono più o meno il 4%. La rivista Restaurant che ogni anno premia i 50 migliori ristoranti al mondo, ha istituito un premio tutto al femminile, assegnato nel 2017 ad Ana Roš, la chef slovena con una storia straordinaria alle spalle.

Ana Roš, classe 1972, una laurea in Scienze internazionali e diplomatiche, che riesce a conciliare con la sua carriera sportiva come sciatrice. Un futuro quindi già scritto…e invece no! Un giorno con sua mamma va pranzo al ristorante Hiša Franko dove incontra Valter Kramar, figlio del gestore, e con lui inizia ad avvicinarsi al mondo della ristorazione. Al termine del suo percorso di studi riceve un’offerta di lavoro a Bruxelles, ma decide di restare a Caporetto gestisce con il marito Valter, il ristorante Hiša Franko.

“Un planning intelligente è fondamentale: hai bisogno di sopravvivere e allo stesso tempo riuscire a focalizzarti sulla creazione e l’evoluzione. [..] le donne piangono per motivi diversi. Viviamo in conflitto costante tra la nostra famiglia e la nostra carriera professionale. Quando lavoro 18 ore in cucina non sono con i miei figli, e quando sono con i miei figli la mia brigata, i miei clienti e il mio ristorante sentono molto la mia mancanza. C’è sempre qualcuno che sente la mia mancanza. Nell’ultimo anno ho capito che metterei comunque i miei figli al primo posto”

Lei è un autoditatta, è l’esempio che la disciplina e l’impegno sono necessarie per raggiungere grandi obiettivi. Cos’altro l’ha aiutata e l’aiuta tuttora?

Sicuramente la cosa più importante di quando si intraprende una strada è avere visione, motivazione e anche essere fieri del proprio successo, ma non adagiarsi e “usare” il successo per fare passi avanti, perché una volta che ci si ferma credendo di essere i migliori si smette di crescere ed è l’inizio della fine.

E’ passata da una laurea in Scienze Diplomatiche al mondo dell’alta cucina, ci sono stati dei momenti in cui ha creduto di non farcela e pensato di lasciare tutto?

Spesso  passiamo da una situazione ad un’altra più difficile, e in queste situazioni la cosa più facile da fare è dire “I Give up, non ce la faccio più, faccio qualcos’altro”. Soprattutto nel mestiere della cucina questi momenti arrivano ogni giorno – un cliente difficile, un cliente non soddisfatto, un prodotto che non arriva in tempo, un menù che deve cambiare spesso – ci sono momenti che ti fanno pensare “rinuncio”. Ma così è la vita! Solo le persone arrendevoli cedono a queste pressioni, il mondo di oggi è pieno di prove del genere anche in altre professioni e bisogna imparare a superare i momenti difficili.

Nel 2017 è stata nominata Miglior Chef donna dalla 50 Best. Per lei ha senso un premio femminile?

Si un premio femminile ha senso quando è interpretato in maniera corretta. Quando è la base per parlare del proprio lavoro e soprattutto di quello che si vuole essere, in questo caso uno chef meraviglioso, ma allo stesso tempo una donna, una mamma e una moglie. Non è facile! E’ un lavoro molto complesso, ma questo non deve essere un pretesto per le donne nel mondo della cucina, quando cuciniamo dobbiamo essere delle professioniste, senza distinzione di sesso.

Come altri settori anche quello della cucina è prevalentemente maschile, perché secondo lei?

Perché è un lavoro che richiede tantissimo impegno, tantissimo lavoro, tantissima energia. Per le donne è un po’ più difficile, perché le nostre energie sono spese anche in altre cose. Si dice sempre con ironia e anche senza, che le donne sono multitasking che devono dividere le loro energie tra tante cose, ed è vero.

C’è ancora molto lavoro da fare in termini di parità e riconoscimento. Secondo lei, cosa si dovrebbe fare?

Secondo me prima di tutto si dovrebbe lasciare alle cose il loro flusso naturale, dare troppa attenzione ad alcuni temi può essere controproducente e creare un altro grosso problema. Per le donne le cose cambieranno quando cambiarà il modo di lavorare nella settore della cucina, ad esempio quando cambieranno gli orari. Ma in questo momento parlarne troppo può creare il risultato opposto, si crea un “club rosa” dove le donne vengono considerate diverse, ma io da chef non voglio essere considerata diversa.
Dunque servirà solo un po’ di tempo per riequilibrare le cose, magari anche un paio di generazioni.

Quale consiglio darebbe alle giovani donne che vogliono intraprendere un percorso nel mondo della ristorazione?

Di credere nelle proprie energie, nella propria visione e soprattutto mai smettere di sognare di volere quelle che si desidera. Le donne hanno diritto alla carriera e la carriera e la famiglia vanno insieme, bisogna avere la forza di facela.

In un’intervista ha detto “Quando lavoro 18 ore in cucina non sono con i miei figli, e quando sono con i miei figli la mia brigata, i miei clienti e il mio ristorante sentono molto la mia mancanza. C’è sempre qualcuno che sente la mia mancanza”.
Quest’affermazione trasmette un grande amore sia per la sua famiglia e per il suo lavoro, è possibile conciliare tutto?

Si, non vivere con il senso di colpa e decidere tranquillamente quando è necessario stare con la propria famiglia. E quando si decide di stare con la propria famiglia, è bello esserci completamente, abbiamo un team preparato e bellissimo che fa le cose anche senza di noi e a modo nostro.
Allo stesso tempo quando si è al lavoro non sentirsi colpevoli di non stare con la propria propria famiglia, alla fine un uomo non penserebbe mai una cosa del genere.

A cosa non potrebbe mai rinunciare?
E’ difficile dirlo, perché ho già rinunciato a tanto. Ma non potrei rinunciare alla libertà di pensiero,alla mia libertà di creazione e se qualcuno dovesse limitarmi in questo sarebbe la fine della mia carriera.

 

Resilienza, visione, passione per il proprio lavoro: è quello che trasmette la Chef Ana Roš nelle sue parole e sono questi gli elementi che permettono il successo, in qualsiasi settore e in qualsiasi ruolo, senza distinzione di genere.

 

Ringraziamo molto Ana Roš  e la sua assitente Manca Istinič per la loro disponibilità e per averci dedicato del tempo.