Uomini e donne verso l’uguaglianza di genere -The day after

 

A che punto siamo in Italia con la parità di genere?

Si apre con questo interrogativo l’incontro organizzato a Giugno da Young Women Network.

A parlare dell’argomento Patrizia Biscu, psicologa del lavoro, libera professionista nello sviluppo organizzativo, direzione del personale ed executive coaching e Andrea Pietrini, fondatore di yourCFO Consulting Group, la prima società italiana di CFO Service e finanza operativa di cui è managing partner e sviluppatore di progetti paralleli di yourHR per le professionalità delle risorse umane e yourDIGITAL, nel campo della digital trasformation.

 

Secondo i dati del Gender Equality Index del 2017, l’indice pubblicato dall’Agenzia dell’Unione europea che si occupa di uguaglianza tra uomini e donne, in dieci anni, dal 2005 al 2015, l’Italia è il paese europeo che ha fatto più progressi in tema di parità di genere passando dalla 26esima alla 14esima posizione in classifica. La graduatoria è composta da sei macro aree riguardanti l’uguaglianza su lavoro, soldi, istruzione, tempo, salute e potere. Ed è proprio in questa ultima area che l’Italia riporta un incremento di 29,2 punti: sono aumentate le donne in parlamento (dal 12% del 2005 al 30% del 2015) e nei consigli di amministrazione anche se i numeri dei Paesi del nord Europa sono ancora lontani. A parte questo dato, lItalia in termini di pari opportunità continua ad avere forti carenze. Persistono i problemi dell’accesso al lavoro, della conciliazione casa lavoro, dei carichi familiari. Non bastano quindi le leggi sulle quote a risolvere i problemi di gender gap, servono azioni mirate ed incisive a tutti i livelli che non vedano solo le donne come protagoniste, ma che richiedano il coinvolgimento di altri alleati, e chi se non gli uomini?

Se è vero che sono stati fatti importanti passi avanti in questo senso, non si può però pensare che il problema sia stato risolto, anzi, quello che emerge parlando con molti uomini è la mancanza di consapevolezza rigurdo l’argomento. Grazie ad un’indagine sul gender pay gap dell’ISFOL è che tra gli uomini c’è un 25 percento che dice che sono problemi ormai superati.

Basta ascoltare i racconti che sono stati fatti tra le socie di YWN per capire che il problema c’è e non è solo salariale. Durante l’incontro, Patrizia Biscu ha proposto a tutte le giovani donne presenti di YWN di dividersi in gruppo e pensare ad un progetto da proporre alle aziende per ridurre il divario di genere.  Tante le idee, condivisioni e immagini che ne sono venute fuori

  • In her shoes: organizzare giornate formative impostate come un gioco di ruolo per ingaggiare e mettere realmente gli uomini nei panni delle donne con esempi di situazioni e difficoltà e chiedere a loro come risolverebbero quel problema.
  • Tris chic: Proporre un vademecum etico sul linguaggio che viene spesso utilizzato dagli uomini quando si rivolgono alle donne, rispettandone il ruolo e la professionalità, creare una locandina da affiggere in tutti gli uffici. “Bella, tesoro, stellina, signorina” sono solo alcuni dei nomignoli che sono venuti fuori dalle esperienze raccontate dalle socie.
  • Range equity calculator: creazione di un software aziendale dove condividere tra aziende di stesso livello i ruoli, le paghe, la seniority per avere un cofronto ed un allineamento sul gender pay gap.
  • Whos next? Nell’ambito delle politiche di sviluppo del personale, inserire almeno una donna in ogni succession plan per ruoli manageriali con l’obiettivo di aumentare la presenza i donne nei ruoli manageriali.

 

Sono tanti gli uomini che sono dalla nostra parte e che non vogliono discriminare ma a volte anche tra questi è talmente imponente lo stereotipo sulle donne per cui la discriminazione è inconsapevole. Riconoscere le ingiustizie, condividere esperienze e mettere in atto politiche adeguate in questo senso è solo il primo passo per permettere alla donne di raggiungere determinate posizioni, per il bene del capitale umano della nostra società, principale risorsa delle nostre economie moderne.

 

Silvia Colaneri

 

 

 

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