Donne e regia: una lunga strada verso il riconoscimento dei propri meriti nel mondo cinematografico

A pochi giorni dalla cerimonia degli Oscar, che ha visto premiati film meravigliosi (Parasite e 1917 in primis) e attori/attrici talentuosi, come Joaquin Phoenix, Renée Zellweger, Laura Dern e Brad Pitt, è il momento giusto per fare un punto della situazione sulla parità di genere nel mondo della cinematografia e, nello specifico, della regia.

 

Natalie Portman Gif: And here are the All Male Nominees

“And here the all Male Nominees”…

… annunciava Natalie Portman al microfono, nel Gennaio 2018 durante la serata di premiazione dei Golden Globes, presentando la lista dei candidati per il titolo di “Miglior Regista”: tutti, appunto, maschi.

Si era nel pieno dello scandalo Weinstein, una settimana prima era nato il movimento “Time’s up” e il mondo del cinema (non solo americano) finalmente si toglieva le mani dagli occhi e dalle orecchie per ammettere che, sì, il sistema era decisamente sporco e malato e sì, un po’ si sapeva anche, ma si faceva finta di niente.

Durante quella serata, la cerimonia degli Oscar (avvenuta circa un mese dopo) e per tutto il 2018, tante parole vennero spese, discorsi pronunciati, articoli e interviste ripresi, per parlare della condizione delle donne all’interno del mondo dello spettacolo e dell’entertainment: le violenze e gli abusi a cui sono più soggette, il gap enorme tra gli stipendi, le difficoltà a veder riconosciuto il proprio lavoro.

Due anni dopo, finalmente, si può dire che c’è ancora tanta strada da fare ma, almeno per quanto riguarda il mondo della regia, il 2019 è stato un anno da record e di (tiepida) rivalsa.

A segnalarlo è un report molto autorevole dell’USC Annenberg, la facoltà di Comunicazione e Giornalismo dell’Università del Sud della California, che viene prodotto ogni anno e che monitora l’inclusione e la diversità all’interno del mondo dello spettacolo e del cinema americano. Ogni anno viene scelto un tema specifico su cui focalizzarsi e nel 2019 i ricercatori hanno fatto un punto della situazione riguardo al mondo della regia.

Il documento prodotto da tale ricerca, dal titolo “Inclusion in the Director’s chair, ha messo a confronto il numero, il sesso e l’etnia dei registi dei top 100 film di ogni anno dal 2007 al 2019, tirando fuori un’analisi sulla grossa disparità che c’è ancora in questo campo nonostante, come si anticipava, il 2019 sia stato un anno decisamente positivo da diversi punti di vista.

In particolare, dal report si può vedere come negli ultimi tredici anni la percentuale di donne registe sia oscillata dal 2% al 7% per anno. Nel 2019 si è riusciti finalmente a raggiungere per la prima volta il 10,6%. Quello passato, infatti, è stato un anno ricco di film diretti da donne, anche con grossi budget: Frozen 2, Captain Marvel e Piccole Donne sono alcuni esempi.

 

Jane Fonda: we have to have more women directors

Una categoria presente ma poco valorizzata

Nonostante sembrino relativamente poche, le donne registe sono in realtà più di quanto si pensi e sono molto attive e prolifiche. Il problema è che, purtroppo, non riescono a fare carriera. Sono presenti in gran numero nel mondo del cinema indipendente (34,5%), ma man mano che “si sale di livello”, diminuiscono: a condurre la regia di serie tv diventano il 31% sul totale e la media di donne registe di film di grande successo e grossi budget si ferma al 5%.

I motivi sono ovviamente molti: dall’accesso limitato alla formazione, all’educazione e alla crescita professionale, al fatto che nell’industria cinematografica la maggioranza dei registi è uomo e si tende quindi a continuare a investire su altri uomini. C’è poca fiducia verso le capacità delle colleghe donne e, di conseguenza, anche le case cinematografiche sono restie a dare una possibilità a queste ultime, a investire del capitale per produrre le loro storie. 

Tutti questi fattori portano a vedere più facilmente un uomo nella parte del regista, anche per le donne stesse, che non avendo intorno abbastanza esempi di registe famose fanno fatica a immedesimarsi in quel ruolo e quindi a sentire la spinta a provare quella strada professionale.

Questa discriminazione porta anche a un’altra grossa incongruenza, legata alla critica: la ricerca ha evidenziato, con l’appoggio del famoso sito di recensioni Metacritic, come il grande pubblico apprezzi i film di registi e registe allo stesso modo, con due punteggi medi pressoché identici.

Allo stesso tempo però, se si va a guardare i premi e riconoscimenti ricevuti, salta subito all’occhio come i film diretti da donne vincano decisamente meno rispetto a quelli con registi maschili (basti pensare, per esempio, che in novantuno anni di cerimonie per l’Oscar la statuetta come miglior regia sia stata aggiudicata una sola volta a una donna, Kathryn Bigelow, nel 2010).

La ricerca della USC ha mostrato, infine, quali sono le case cinematografiche più virtuose: in pole position nel 2019 troviamo Universal, che rispetto agli anni passati ha fatto grandi passi avanti, passando da un 9% del 2016 al 26% di quest’anno appena passato. A seguire viene Stx Ent., che si è sempre distinta anche gli altri anni per le quote “rosa” tra i propri registi. Male invece per 20th Century Fox e Lionsgate (6% entrambi) ma soprattutto per Paramount, che dal 2015 a oggi ha prodotto solo 3 film con delle donne come registe (sul totale di 152 film, quindi siamo allo 0%).

 

E in TV?

A differenza del mondo cinematografico, quello televisivo sembra essere, per fortuna, più avanti: complici anche una serie di iniziative dedicate alla parità nel mondo della regia televisiva, che hanno aiutato molte donne a ottenere opportunità di lavoro e visibilità. Il risultato è che tra il 2018 e il 2019 la percentuale di donne che ha diretto almeno una puntata di una serie tv è il 31% sul totale.

Netflix ha collaborato molto nell’alzare l’asticella della media: nel 2019 ha affidato la regia dei propri film a delle donne nel 20% dei casi. Si tratta di un record che si spera diventi presto la normalità e che, anzi, venga superato, soprattutto visto come il mercato dell’entertainment stia investendo sempre più nei servizi di streaming, che a loro volta puntano a produrre serie tv e film di alta qualità, per competere con il mondo cinematografico.

E dare più spazio alle donne nella regia dei loro prossimi prodotti potrà essere sicuramente una carta vincente.

 

Scritto da Beatrice Omaggio